All'interno del workshop PixVerse al vertice UN AI for Good Global Summit
Nel giorno di apertura del vertice UN AI for Good Summit, tenutosi a Ginevra dal 7 al 10 luglio 2026, PixVerse ha ospitato un workshop che ha riunito cinque creator attivi alla frontiera del cinema basato su intelligenza artificiale. Nel corso del pomeriggio, hanno parlato apertamente dei propri processi creativi e della direzione verso cui ritengono stia andando il mezzo espressivo.
Il workshop ha fatto seguito alla partnership 2026 di PixVerse con il vertice UN AI for Good Global Summit e il relativo Film Festival, che ha definito il programma più ampio per la partecipazione dei creator e i premi.

Frederic Werner, Chief of Strategic Engagement presso ITU e co-ideatore dell’AI for Good Global Summit, ha aperto il pomeriggio ricordando perché questo dialogo conti al di là della tecnologia stessa. Ciò che sta accadendo ora con i video generati da intelligenza artificiale, ha affermato, non è solo un cambiamento tecnico. È una trasformazione creativa, industriale e anche culturale. Ha inoltre sottolineato che l’innovazione da sola non basta: per fare le cose per bene occorrono gli standard giusti, le competenze adeguate e solide partnership accanto agli strumenti.

Robyn Tan, Head of Global PR di PixVerse, ha poi condiviso una panoramica dell’azienda. Il filo conduttore era lineare: abbattere le barriere della creazione video affinché più persone possano raccontare le proprie storie. Ha illustrato come la piattaforma serva tre diverse tipologie di utenti: creator quotidiani che realizzano contenuti per i social media o per la famiglia, professionisti con una visione chiara e team aziendali desiderosi di ottimizzare i propri flussi di produzione.

Robyn ha inoltre presentato le tre famiglie di modelli PixVerse: la Serie V per la generazione di video cinematografici, la Serie C per i flussi di lavoro professionali cinematografici e commerciali, e il modello di mondo in tempo reale della Serie R. Ha concluso menzionando la PixVerse Originals Initiative, che supporta i creator di tutto il mondo nella produzione di opere native AI mediante potenza di calcolo, token e supporto alla distribuzione.

Siamo poi passati alla tavola rotonda moderata da Davy Zhang, nostro Head of Global Operations. Sul palco insieme a Davy sono saliti Anna Pimen, Sonya Dukhon, Daria Grin, Ken Wu e Orri Bogdan: un gruppo che spazia tra cinema horror, lungometraggi d’animazione, contenuti commerciali e arti performative. La conversazione è andata oltre la domanda se i video AI siano possibili, concentrandosi su cosa significhino concretamente per le persone che li creano.

La discussione è tornata su una convinzione condivisa: i confini del video AI si stanno spostando più velocemente di quanto quasi chiunque prevedesse. Idee che sembravano irraggiungibili solo pochi mesi fa stanno diventando realtà nel lavoro creativo quotidiano, trasformando il modo in cui i creator concepiscono immagini, recitazione e la portata delle storie che possono tentare di realizzare. Una parte vivace del confronto si è concentrata sulla relazione tra interpretazione dal vivo e video generato dall’IA: dove finisce l’arte dell’attore, dove inizia la regia di un personaggio AI e come entrambi possano plasmare la verità emotiva di una scena. In tutto il panel l’invito è stato chiaro: continuate a sperimentare, rimanete vicini alle possibilità man mano che emergono e utilizzate l’IA per portare nel mondo storie più personali, ambiziose e un tempo irrealizzabili.

La prima sessione individuale del pomeriggio è stata condotta da Anna Pimen e Sonya Dukhon, la coppia di sceneggiatrice e produttrice alla base di Elderberry, che debutta il 20 luglio. La loro presentazione è stata meno un making-of e più una riflessione sul perché l’horror d’autore, fatto bene, sia importante. Anna ha esordito con una domanda che raramente viene posta a questo genere: a cosa serve davvero l’art-horror? La sua risposta è stata che crea uno spazio simbolico per affrontare ciò che di solito evitiamo: lutto, senso di colpa, solitudine, quel tipo di dolore che viene mascherato da ottimismo o produttività fino a quando non trova più sfogo. Il film è nato da questa convinzione. Elderberry è una storia vista attraverso gli occhi di un bambino, che esplora come i bambini scambino il pericolo per un gioco, e cosa facciano gli adulti quando non riescono a guardare direttamente ciò che fa male. Sonya ha portato la dimensione personale. Una parte del mondo visivo del film è stata costruita a partire dai suoi stessi ricordi d’infanzia, ricreati usando strumenti di intelligenza artificiale: oggetti, texture e dettagli del suo passato renderizzati tramite PixVerse, per poi essere intessuti nell’atmosfera del film. Si tratta di una scelta creativa singolare, che testimonia ciò che l’IA rende possibile: non solo velocità o portata, ma un nuovo modo di accedere a materiale personale che la produzione tradizionale non avrebbe potuto cogliere allo stesso modo.

PixVerse ha operato come principale partner tecnico per Elderberry, supportando la produzione attraverso gli strumenti generativi che hanno dato vita al caratteristico universo visivo dell’opera.

Ken Wu, attore e co-fondatore di Eidon Labs, ha portato la discussione verso una direzione più filosofica. La sua tesi: lo storytelling non è solo intrattenimento. È l’infrastruttura che tiene unite le società. Nazioni, leggi, valute: sono tutte storie in cui le persone scelgono di credere. Da qui ha delineato la traiettoria del medium. Siamo passati dal raccontare storie al mostrare storie, e ci stiamo avvicinando a qualcosa di nuovo: entrare nelle storie. Il narratore del futuro, nella sua visione, non è un autore o un regista. È un creatore di mondi (world-builder). Qualcuno che crea ambienti, personaggi e regole a cui il pubblico non assiste passivamente, ma a cui partecipa attivamente.

Ha concluso con due domande lasciate deliberatamente aperte: cosa rimane di umano in tutto questo e che tipo di mondi dovremmo costruire?

Orri Bogdan, co-fondatore di Anthum AI, ha offerto una prospettiva più commerciale. La sua provocazione era semplice: realizzare video con l’IA è semplice. Farsi pagare per farlo non lo è. Anthum collega i marchi che necessitano di contenuti pubblicitari con i creator in grado di produrli, basandosi su un modello a concorso in cui sono le reali spese pubblicitarie a decretare il vincitore. Ciò che ha reso la sua sessione un ottimo contrappunto alle altre è l’opportunità evidenziata: il video AI non apre porte solo a registi e narratori, ma a chiunque desideri costruire una carriera creando contenuti.

Daria Grin ha concluso il pomeriggio con la sessione più pratica della giornata. Più che una presentazione canonica, ha guidato la platea attraverso una piattaforma di workflow da lei stessa sviluppata sopra PixVerse, uno strumento concepito per gestire con efficienza la complessità della produzione di un lungometraggio d’animazione AI. Il livello di dettaglio era notevole: ogni fase del suo percorso, dalla pianificazione delle scene alla generazione fino alla gestione degli asset, era stata studiata e sistematizzata. Ha inoltre proiettato il trailer di Aisha and the Sands of Destiny, il suo prossimo lungometraggio d’animazione radicato nelle tradizioni narrative arabe. Vedere l’opera compiuta accanto al workflow che l’ha prodotta ha costituito una chiusura di grande impatto per l’evento.
Nella stessa settimana a Ginevra, PixVerse ha anche conferito il PixVerse Special Prize all’AI for Good Film Festival. Legga l’annuncio dei vincitori in Registi sudanesi ed egiziani vincono il PixVerse Special Prize.
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